Certe volte si scrive, altre si dimentica di farlo, ma ciò che non si arresta è l'attività del pensiero.
Se solo provassimo a farlo, ci accorgeremmo di come questa sensazione, l'assenza di pensiero, in realtà sia solo una mera illusione.
Ad un pensiero ne sopraggiunge un altro di consistenza uguale e contraria, al "
pensare" sostituiamo l'ordine del "
non pensare" e nel pensare al non pensare pensiamo ugualmente.
Tutto ciò mi fa supporre che la maggior parte delle attività meditative partano e si sviluppino totalmente dalla mente [e qui qualcuno di mia stretta conoscenza potrebbe rimproverarmi di avere nuovamente scoperto qualcosa che era stato già intuito precedentemente! :P] e che nella mente si concretizzino fino a divenire
altro, percepito in forma estranea ed esterna.
La cosa non mi spaventa, anzi mi affascina parecchio il pensare che la mente umana possieda una potenza così elevata e, comunque, questo auto-condizionamento non esclude affatto che, attraverso di esso, si possa realmente accedere a mondi interiori ed immagini interiori decodificate tramite simboli a noi più o meno noti.
Ciò che pensiamo sia al di fuori, torna nuovamente all'interno; ciò che abbiamo relegato ad una dimensione esterna, ci apparterrebbe nuovamente accrescendo, al nostro occhio, la dignità dell'essere vivente, umano nello specifico; per parlare del mondo animale si dovrebbe riuscire a comunicare
effettivamente con quest'ultimo.
È interessante, fra l'altro, notare come una tendenza umana sia quella di spostarsi lontano per conoscere, continuando ad ignorare ciò che si ha sotto il naso.
L'uomo ha esplorato mondi, scoperto continenti e nuove specie, ha sondato e sta ancora sondando le potenzialità della conoscenza scientifica, ma ignora ancora il significato esatto di un "miao".
Le sue intenzioni sono intuibili attraverso l'osservazione, ma per quanto vicina, la mente di un animale a noi rimane pressoché ignota.
Interpretiamo i gesti, le espressioni secondo un codice umano, come è normale che sia, ma sfugge ancora la comprensione reale e concreta del linguaggio animale.
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| Alexis, Occhio di tigre, schizzo, 2007. |
E continuiamo ad osservarli, a studiarli, a lasciarci affascinare da essi, continuiamo a condividere con loro le nostre case, i nostri spazi, le nostre emozioni certi che il linguaggio dei gesti, degli occhi, sia e rimanga universale.
Io sono una sostenitrice di questo pensiero e non credo smetterò facilmente di scrutare uno sguardo fidandomi solo delle sensazioni che mi vengono trasmesse dagli occhi, sento una profonda ed intima connessione con questo mondo che mi viene confermata dal contatto; credo nello straordinario e vesto le esperienze di sostanze magiche.
Forse sto soltanto tentando di colorare il mio mondo, ma queste luci che vedo e creo, aprono a me spiragli verso quell'
altro che, probabilmente, mi
abita dentro.
Alexis[A.H.V.]
13.04.2011