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domenica 6 febbraio 2011

Through the Mirror...

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 Senza nulla 
di particolare 
da dire.

sabato 5 febbraio 2011

[ Istantanea ]

Una verità che si occulta agli altri, è, spesso, un inganno consapevole verso se stessi.

domenica 30 gennaio 2011

A muso duro

«Fin dall'infanzia ho la viziosa tendenza di considerarmi diverso dai comuni mortali. Questo dura ancora, e continua a riuscirmi.»
 Salvador Dalì

Non ho mai nascosto a nessuno la mia spocchia né di come essa si faccia viva e ardente quando mi sento minacciata, o, più semplicemente, non ho mai negato di percepire una sottile diversità che intercorre fra me e le persone comuni [accezione dai limiti totalmente arbitrari e variabili da persona a persona].  
Purtroppo, chi ha a che fare con me, deve convivere con questa realtà visionaria che, però, non è mai a senso unico o frutto di pura megalomania [che pure un po' mi affligge! :P].
Ciò che sento vibrare in me è ciò che cerco negli altri e aborro, seppure comunque la comprenda, qualsiasi forma di banalità, divenendo intransigente in primo luogo verso me stessa. Per questo motivo, spesso, tendo a fare delle scelte che valorizzino ciò che sento di possedere e che mi portino all'esplorazione di una realtà non comune a tutti, o che comunque divenga una dimensione strettamente personale.
Sembra facile a dirsi, ma rimanere imbrigliati nelle trame della normalità è facilissimo. È un meccanismo che agisce sottopelle e che, più di una volta da qualche anno, è stato per me motivo di lamentele e di timori per il mio futuro e la mia stessa personalità, che ho avvertito come in pericolo, talvolta anche imbrutita ed instupidita. 
Non ero soddisfatta, non lo ero affatto. 
Un circolo vizioso d'abitudine e pigrizia mi aveva totalmente assuefatta alle consuetudini, ed internamente ne soffrivo, strepitando a volte anche all'esterno.
Non posso negare di aver avuto bisogno o, più che altro, di avere accolto alcuni input esterni per dare via al processo, ma non vedo dove stia la negatività in questo, negatività che mi è stata posta e problematizzata recentemente, facendo perno sulla questione del condizionamento esterno. E se mi spiego in tal senso,  risulto "giustificare terzi", non esporre mie scelte.
Dico ciò, perché il post di Cecilia mi ha fatta riflettere molto sulle tecniche comunicative che si dovrebbero utilizzare in questi casi, però io ho il vizio ed il difetto di non spiegare le mie scelte in taluni casi, e questo manda gli altri in confusione rispetto a ciò che conoscono di me. 
Parto dal presupposto che non mi si capisca e, talvolta, questo presupposto nasce proprio dalla profonda conoscenza del mio interlocutore. Se non mi sento libera di spiegare, poiché temo una determinata reazione, io non mi spiego e pongo la realtà per ciò che è, che la si accetti o meno, dando spiegazioni vaghe e fumose. Questo anche perché non accetto che si mettano limiti alla mia possibilità d'azione. Insomma: sono abbastanza impossibile da gestire quando si tratta di cose che mi riguardano da vicino e da cui può dipendere il mio futuro e la mia condotta personale. 
Se sento che qualcosa è giusta per me e l'ho scelta appositamente per sperimentarne il possibile beneficio, non sento ragioni od obiezioni di sorta, l'ho sempre fatto e ciò mi ha portato beghe e grandi soddisfazioni.
Ovviamente sarebbe un atto puramente egoistico se non avesse un riscontro sul mio comportamento con gli altri, ma io credo di essere sempre riuscita a rispettare la soglia ed il limite che si pone fra il mio ruolo di amica/confidente e l'individualità e le scelte dell'altra persona. Credo questo sia fondamentale, soprattutto per evitare di incorrere in turbe di tipo paranoico che logorano i rapporti, poiché fondate su ipotesi  reiterate a più mandate che non hanno nulla di concreto.
Ma fa nulla, in fondo è anche per causa mia se non riesco a stabilire rapporti che siano al contempo profondi e liberi. E fintanto che imparerò questa lezione, mi limito ad osservare il mondo con la stessa espressione di Dalì che guarda il pollo sulla propria spalla. "Poffarbacco, che gran delirio!" :D



domenica 9 gennaio 2011

In connessione con l'ambiente

L'ambiente e l'atmosfera che negli anni ho tentato di ricreare nella mia stanza, finalmente, non mi sono più ostili.
Qualche anno fa mi era impossibile meditare sdraiata sul pavimento o semplicemente seduta, sentivo l'aria gravarmi sul petto e gli spettri di mille turbamenti soffocare il libero viaggio della mente.
Oggi, invece, è accaduta una cosa diversa, seppur di breve durata.
Il corpo mi ha guidata verso alcune asana volte al raccoglimento ed alla conclusione di una di esse il passaggio alla meditazione è stato automatico.
Per alcuni brevissimi istanti ho sentito come se il mio corpo appartenesse già ad una dimensione differente, essenza di luce e involucro di qualcosa di trasparente, ma perfettamente percepibile, come acqua addensata in una consistenza e volume ben precisi.
La mia testa ha prodotto immagini che spingevano il corpo a compiere delle azioni che però ho veicolato mentalmente, senza alcuna movenza degli arti e ho sentito parole che poi ho dovuto pronunciare,  poiché, irrefrenabili, forzavano le pareti della bocca e delle labbra, schiudendole.
Per la prima volta ho compiuto un viaggio fra la coscienza e l'incoscienza, un viaggio completo nella brevità della sua durata.
Chissà se sia stato soltanto un misto di suggestione e desiderio, ma ne dubito.
Qualcosa di profondamente positivo mi ha avvolta e mi sono sentita al sicuro, qui, in questa stanza che mi aveva inibita dal praticare la meditazione a terra.

E, a pensarci bene, è la seconda volta che questa stanza mi appare come un luogo sicuro. E la prima è accaduta circa una settimana fa in condizioni più "profane", ma non per questo meno cariche di senso.
Creare un dialogo con l'ambiente che ci circonda e ci ospita è essenziale e fondamentale per assicurarsi una pacifica permanenza, e c'è chi, di questo, ha fatto un vero e proprio studio/pratica spiritual-filosofica, il Feng Shui.
Quando mi deciderò a riprendere e finire il libro sull'argomento appena citato, però, potrò parlarne con maggiore cognizione di causa, per il momento mi limito ad osservare il riscontro pratico di speculazioni mentali mie e non.

martedì 4 gennaio 2011

Il fluire del cambiamento

«A dream. It is something to do for yourself, not for others.»*
So, what am I doing for Myself?

Per far sì che un sogno si realizzi nella realtà effettiva, non bisogna necessariamente aspettare che piovano dall'alto le occasioni.
Esso può essere costruito nel corso della propria esistenza, compiendo le giuste scelte o, in caso di errore, rimediare quanto prima allo stesso.
Spesso mi chiedo cosa io stia facendo per me stessa e per il mio sogno, per il mio amore per l'Arte.
Non sto facendo niente di concreto, in realtà.
Mi limito a tenerla una passione personale mentre affogo in un contesto universitario che mi soddisfa poco, ma che devo portare a termine per volontà autoimposta ed impegno preso. La chiamerei anche responsabilità se solo riuscissi a fare tutto come dovrebbe essere fatto, piuttosto che languire in uno stato di semi-nullafacenza e quasi totale mancanza di costanza e voglia.
Eppure, ultimamente, una fiamma s'è accesa.
Ho cominciato a considerare il futuro come dipendente unicamente dalle mie capacità ed azioni, mi sono sentita stufa del condizionamento morale ed umorale che il luogo in cui studio esercita su di me così come su altri dei miei colleghi e, soprattutto, ho cominciato a vivere con insofferenza lo stato di totale immobilità cui mi costringe e mi costringo con il mio tergiversare.
Purtroppo il contesto universitario spesso non riesce minimamente a motivare lo studente, si va avanti per inerzia ed autoinduzione di volontà fallace e fittizia che al primo ostacolo decade miseramente svelandosi nella sua natura più profonda, ma dare rilievo a questo dato, comunque presente e pressante, significherebbe anche liberarsi dalla responsabilità personale.
Da qualche giorno sto cercando di rivalutare e ridisegnare il mio percorso focalizzandomi principalmente sulle mie aspirazioni e su ciò che dovrei fare per renderle realtà e ne ho riscoperto un piacere che, forse, non avevo mai provato.
Immaginarmi realizzata ed in piena autonomia di mezzi mi dona una senso di libertà che adesso appare lontano da esperire, ma che posso avvicinare sempre di più.
So che, ovviamente, le difficoltà saranno tante e soprattutto che dovrò scontrarmi con meccanismi che vanno oltre le mie possibilità di contrasto, però avere un obiettivo, se motivato da una passione forte e genuina alla base, è già uno spiraglio di successo, un vedere la luce alla fine del tunnel.
Cercherò di essere e di fare quello che per pigrizia non sono mai stata e non ho mai fatto. Voglio provare a modificarmi, eliminare le sedentarie abitudini in virtù di qualcosa di più grande e che possa maggiormente gratificarmi sul piano personale.
Sto già sperimentando alcuni cambiamenti nella quotidianità e il riscoprirsi in gesti apparentemente insignificanti, apre milioni di nuove prospettive sulle proprie potenzialità e porta con sé la voglia di continuare e spingersi sempre più in fondo. È come entrare in un moto perpetuo alimentato da correnti e fluidi sempre differenti e sentire tutto questo dentro me, infonde nuova linfa al mio essere.
Non devo assolutamente sprecare quest'occasione di rinnovamento.
Le svolte rispondono al principio dell'attimo da cogliere e questo attimo sta chiedendo a me di essere colto o, forse, sono stata io stessa a creare le condizioni ideali per la sua gestazione.

Alexis
04.01.2011

(*): cit. tratta dal manga Berserk di K.Mioura.

martedì 21 dicembre 2010

Le Grandi Imprese

Ricerchiamo il senso dell'esistenza nelle grandi imprese, in quelle sfide che riescano a portare e tendere le corde delle nostre capacità ed emozioni fino all'estrema tensione possibile, e non ci rendiamo conto di quanto la vita, invece, sia composta da attimi, innumerevoli attimi entro i quali avvengono e si sviluppano i più disparati accadimenti.
Spesso non ci si accorge dello straordinario che ci circonda giornalmente, tanto si è piegati alla e dalla quotidianità, eppure basterebbe distogliere per un solo istante lo sguardo dallo scorrere delle cose e cercare di catturarle una per una, per cogliere l'essenza del loro manifestarsi.
E capita di vedere un uomo in bombetta mentre due signore ben vestite ed incappottate attraversano la strada e capita pure di fermarsi a pensare come una scena del genere ricordi esattamente ciò che accadeva poco più di un secolo fa, sì, nel 1913, quando Kirchner dipingeva le "Cinque donne per la strada", oppure a metà secolo, nel 1955, in cui l'uomo in bombetta sembra uscir fuori dal genio di Magritte per tuffarsi nella tela del "Maestro di scuola".
È eccezionale alzare lo sguardo da terra per trovarsi di fronte a tutto questo. È eccezionale svegliarsi alle 5:49 del mattino, prepararsi un thé con due biscotti d'accompagnamento e godersi quel silenzio che solo la Notte sa custodire. E poi scrivere e leggere a ruota libera, voltandosi soltanto intorno alle 7 in direzione del balcone e rendersi conto che "c'è fin troppo buio fuori per quest'ora" per scoprire, successivamente, che lì fuori, mentre la città sbadigliava assonnata, c'era un'eclissi di Luna al Solstizio d'Inverno.
Si vive anche per questi attimi, si vive soprattutto per questi attimi.
Perché le "grandi imprese" non è detto che la vita ci dia il tempo di viverle o, almeno, di viverle come siamo abituati ad immaginarle.

Alexis
21.12.2010
E. L. Kirchner, Cinque donne per la strada, 1913

R. Magritte, Maestro di scuola, 1955

martedì 14 dicembre 2010

Di varie cose

È davvero buffo notare come "l'amore" idealizzato sia diverso da quello che si sviluppa nella realtà.
In poesia e nei miei disegni l'ho spesso vagheggiato in questo ultimo anno. L'ho tragicizzato, reso grande, immane, forte e trainante e l'ho proiettato verso gli orizzonti più lontani ed irraggiungibili. E più la meta era vaga e distante, più esso cresceva e si gonfiava come una bolla d'aria o di sapone, fino ad arrivare ad un'ovvia esplosione finale.
Invece, adesso, noto come i sentimenti prendano la propria strada lentamente e non senza esitazioni. Si contorcono nel dubbio, si bagnano nell'incostanza e nell'incertezza per poi guizzare dalle fonti come pesci pienamente coscienti della propria forma e della propria essenza, fieri anzi di queste ultime, ed il turbamento assume un sapore diverso. Non è più il lamento del cuore per qualcosa che non si potrà avere, ma il dubbio e la paura di non riuscire a gestire ciò che si ha fra le mani, di essere inadatti, di non superare ciò che il passato ha trascinato nel presente... però poi basta una risata, un sorriso, una conferma inaspettata a far tornare serena la mente.
E ci sono delle volte in cui le membra si distendono, in cui una scintilla si accende e ci si libera dal pensiero.
"Tu pensi troppo" una volta mi fu detto ed è la verità, ahimé.
Il pensiero interferisce con la vita che scorre, la problematizza, talvolta l'inaridisce, altre invece la arricchisce e le da significati diversi, più variopinti e magici.
Ed io devo ancora imparare a lasciarmi andare alla reale magia delle cose, piuttosto che limitarmi ad idealizzarla.

venerdì 10 dicembre 2010

In Viaggio

Probabilmente, se la mia natura non fosse essenzialmente critica, adesso non starei a pensare a tutte quelle cose a cui sto pensando.
È bastato un discorso, un solo discorso a gettare via il drappo che custodiva delle idee lasciate in stand by per troppo tempo, dei giudizi e delle opinioni da riprendere, rivedere, ricostruire, ma che so già che non arriveranno mai a toccare un punto chiamato Fine.
A me manca ciò che è virtù base degli esseri spirituali, ovvero la Fede. 
Intuisco e sento che vi è qualcosa oltre l'umano e che probabilmente fa parte dell'umano stesso, ma lo si classifica usualmente come divino. Gli diamo un altro nome ed un'altra veste perché ancora non siamo capaci, forse, di concepirlo come parte integrante del nostro essere e abbiamo necessità di proiettarlo al di fuori ed al di sopra di noi per comprenderlo. Forse è soltanto un puro gioco dialettico entro il quale ci arrovelliamo da secoli. 
Ed io, in questo gioco, che parte sto prendendo?
Mi sono affidata agli Dèi, perché sentivo la loro presenza accanto a me, e ho basato il mio rapporto con loro su fondamenta assolutamente umane, su un sentimento di fiducia, non di fede, su un rapporto dialettico, non di asservimento incontrastato e se mi si chiedesse di abbandonarmi totalmente alla loro volontà probabilmente non lo farei, perché umanamente desidererei avere sempre il dominio e la piena coscienza del mio percorso, un cogliere i segni che mi vengono posti innanzi e manovrarli ed interpretarli a modo mio.
Ho creato un qualcosa che fosse a mia immagine e somiglianza, e qui, allora, bisognerebbe discutere sull'idea di religione e di credo: esiste necessariamente un assolutismo religioso/spirituale, oppure ognuno è in grado di vivere la religiosità/spiritualità a modo proprio?
Io sono sempre stata una sostenitrice del secondo pensiero, essenzialmente perché malsopporto le imposizioni esterne e preferisco andare da me alla ricerca della verità, di una verità che sia mia e che mi venga rivelata nel corso dell'esistenza, una verità che probabilmente mi illudo di trovare, ma che in realtà sto creando da sola. E potrei, in alternativa, abbandonarmi a cose dette e sperimentate da altri e farle mie? No, per natura non credo di poterlo fare o di poterlo accettare. 
Cerco la rivelazione e la ricerco nella mia vita e nella mia esperienza. Citerei Siddharta ed il suo viaggio attraverso la vita che lo ha condotto all'Illuminazione: in fondo non cercava anche lui una forma di Verità? E non esistevano già altre forme religiose cui appellarsi? Eppure è divenuto capostipite, profeta e portatore di un messaggio che oggi è divenuto religione e credo di molti, ma tutto è partito dalla ricerca di un uomo, un semplice uomo che non è stato investito da una qualche parentela divina e che aveva fatto esperienza delle più grandi ricchezze e lussi che l'umanità conosce, un uomo che è stato risvegliato da un sentore [un segno] e ha cominciato la sua ricerca fino ad arrivare alla meta.
Io mi ispiro al viaggio di Siddharta e cerco la mia via, per quanto impura possa essere al momento, per quanto contraddittoria e contorta, intricata e piena di incongruenze, la sto cercando. 
Il mio errore è stato quello di bloccarla, di perderla di vista e accantonarla credendo di aver trovato una soluzione che io stessa ho spesso definito non definitiva. Mi sono adagiata su una verità transitoria e adesso è tempo di ricominciare a capire, di ricominciare a porsi delle domande.
Per questo pratico Yoga. Per conoscermi, per comprendermi, per sentirmi e per capire.
E gli Dèi, forse, sono le suggestioni che mi parlano, sono i segni che colgo, sono le ispirazioni di cui e per cui vivo, sono le proiezioni del mio essere: Athena la mia Essenza, Apollo la mia Arte, Ade il mio essere introspettivo e legato al mondo dell'Aldilà.
La via di Siddharta è una via umana, è un percorso spirituale che prende in considerazione l'essere umano, non prevede alcuna divinità, non si pone il problema della fede, si pone il problema dell'esperienza e della comprensione, della contemplazione di ciò che esiste e del ricercare e sentire, percepire il mondo circostante. Forse credere in una o più divinità significherebbe cadere vittima di una ancestrale forma di superstizione... ma ripeto e chiudo con un interrogativo a me stessa: sarò mai capace di abbracciare in toto una fede/credo esistente senza sentire la necessità di modificarla a mio piacimento?

giovedì 9 dicembre 2010

Qualcosa di più*

Andrei Protsouk, Leaps of Rose

(*)Titolo rubato a Neffa per un dipinto che esprime qualcosa di più del classico bacio d'amore.
Vi è tenerezza, protezione, purezza. Baciare la fronte, baciare la mente e l'anima, come se dall'incontro fra due esseri siano anche le parti fanciulle a scoprirsi e, conseguentemente, amarsi. 
Al momento è questo che sto vivendo. Un qualcosa in evoluzione che ancora non ha ben chiare le proprie intenzione e non vuole addirittura averne probabilmente, vuole semplicemente andare e lasciarsi trasportare da ciò che accadrà, perché, in fondo, il naufragar m'è dolce in questo mare[cit.].

venerdì 3 dicembre 2010

Lo strano equilibrio fra Yin e Yang

L'universo maschile mi affascina parecchio perché lo ritengo più capace di reazioni spontanee e di espressioni artistiche più sincere. Noi donne siamo spesso eccessivamente condizionate ed interessate nelle nostre esternazioni, anche se inconsapevolmente.
Io mi ritengo da sempre più simile ad un uomo sotto certi aspetti, merito forse di un placido equilibrio fra lo yin e lo yang, anche se non nascondo che ciò mi ha portato non pochi problemi, soprattutto durante il periodo della pubertà.
Riconoscevo la mia diversità rispetto ad alcune sfumature del mondo femminile, la mia etica più salda, il mio ostinato e giustificato odio verso le reazioni melodrammatiche e la ricerca squallida di attenzioni attraverso lacrime e piagnistei varii e tuttora malsopporto alcuni atteggiamenti tipicamente femminili, li ritengo frivoli, stupidi e totalmente insensati, ma non ho potuto fare a meno di confrontarmi con la mia essenza di donna nel corso degli anni, ho dovuto accettarla e combatterne alcuni aspetti in combutta ancora oggi. E le esperienze mi hanno forgiata in tal senso, per fortuna.
Il mio obiettivo è stato sempre quello di creare una linea di demarcazione che dividesse me dagli altri esseri, soprattutto da quelli femminili, ho sempre cercato di affinare gli aspetti più alti della mia moralità ed attività intellettiva, ma non avrei potuto farlo se ciò non fosse stato già insito in me dalla nascita.
Quella che sento e che ho sempre sentito è una diversità di fatto che non ha caratteri identificabili o inscrivibili nell'identità sessuale, è una diversità di spirito, di indole, di cui vado onestamente fiera. Tutto questo discorso sembrerà un grandissimo elogio a me stessa, ed in parte lo è e non posso negarlo, ma ciò nasce dalla forte consapevolezza che ho di me e dalla volontà ed il proposito di non perdermi mai fra i flutti dell'esistenza.
Ciò che mi spaventa di più del mondo femminile è la frivolezza, l'essere banale, la superficialità. Per una donna è molto più semplice, a mio parere, cadere in trappole di questo tipo, basta soltanto un cruccio sentimentale, qualcosa che tocchi la vena del protagonismo stucchevolmente romantico ed è fatta, tutto lo spessore che una donna può avere svanisce immediatamente nel nulla. Non critico affatto la purezza di spirito e/o la passionalità che una donna può mettere nelle cose che fa e nelle situazioni che vive [anche qui esperienza insegna sia nel bene che nel male], so che quando esistono emozioni pure e sincere noi donne siamo capaci di una sensibilità e di un'empatia incredibili e senza eguali, conosciamo l'arte del sacrificio per l'altro, ma ciò in fondo comporta sempre un barlume di protagonismo ed un pizzico di intrinseca vanità, così come siamo portate ad esprimere tutto con il filtro dell'io narrante/protagonista che corrisponde all'io scrittore/artista.
Infondiamo noi stesse in tutto ciò che facciamo in maniera spesso massiccia ed invasiva, inevitabilmente autobiografica, potreste dirmi che questo è un processo comune anche agli uomini, ed in effetti, pensandoci, è vero, però è come se nell'uomo si percepisse una sorta di universalità dei messaggi, una oggettività che alla donna è quasi impossibile da raggiungere, a meno che non utilizzi escamotage letterario-artistici per cui si attui un effettivo distacco fra l'autrice/artista e le sensazioni/situazioni/personaggi descritti e rappresentati.
Ed è a quel tipo di oggettività che io aspiro.
A quel particolare modo di sentire il mondo, le arti e la vita che mi attrae perché lo trovo intriso di una sensibilità più pura, differente. Trovo gli uomini capaci di partorire le perle più maestose e lucenti, capaci di dar vita alle sensazioni più ingenue e sincere come a quelle più ferine e terribili, trovo gli uomini degli esseri stupendi, la cui bellezza e fascino risiedono in quell'animo bambino che trova spazio e vita nelle passioni di cui si circondano e sperimentano, nella curiosità viva che li anima.
In realtà, al di là delle idealizzazioni e dei confronti di sorta, uomini e donne sono esseri che, nelle loro potenzialità più alte, costituiscono un connubio ed una perfezione divini. Due mondi che si incontrano, due universi che combaciano pur mantenendo le proprie diversità e caratteristiche e dovremmo sforzarci di più nel comprendere la controparte, accostarci ad essa per trarne giovamento... ed è, infatti, quello che sto cercando di fare in questa mia vita: soppesare i piatti della bilancia in favore di un equilibrio che mi porti ad avere una coscienza espansa ed aperta.
Ancora sono molto critica rispetto a certe cose e questo scritto lo dimostra, ma sono qui per mettermi costantemente alla prova.

Alexis
03.12.2010

giovedì 2 dicembre 2010

«Per arrivare all'Alba, non c'è altra via che la Notte.» - K. Gibran

E nella mia vita ritorna, di volta in volta, questa citazione. 
Torna il buio, culla e rifugio della luce, da cui nascono le stelle, preludio e ricordo del giorno, intrise della profondità notturna.
Correre e arrestarsi, osservare, fare tesoro di ciò che si è incontrato e sperimentato e poi restare in attesa inconscia di un qualcosa che verrà a prescindere dalla volontà di ognuno.
Certi percorsi sono obbligati, certe strade illudono di essere scelte, mentre scelgono per prime i passanti che le percorreranno. 
E gli uomini si muovono inconsapevoli per queste vie, queste diramazioni che giungono, infine, al progetto del proprio essere, ed è affascinante crederci esseri dispersi e coinvolti in trame che ci è impossibile conoscere, ma che è sempre possibile intuire.
In fondo, l'uomo è una creatura bambina che si muove in maniera maldestra fra le sabbiose dune della vita.

martedì 19 ottobre 2010

So...

Stati di reciproca indifferenza:
desideri coltivati a metà
senza la voglia dell'oltre.

Alexis
19.10.2010

Perché oggi va così.

venerdì 15 ottobre 2010

Suggerimenti Astrali

Direttamente da: Oroscopo Rob Brezsny-Internazionale.

Sagittario - 15/21 ottobre 2010
22 novembre – 21 dicembre
Per assegnarti il compito di questa settimana, ho preso in prestito qualche idea dalla lista di suggerimenti che il poeta del Sagittario Kenneth Patchen dà nel libro The journal of Albion moonlight. Sei libero di improvvisare, ma cerca di realizzarne almeno tre:

1) soffoca ogni residuo di vergogna;
2) non sopportare nessuna croce; 
3) allarga tutti i confini;
4) arrossisci sempre di stupita innocenza;
5) scava nel tuo subconscio;
6) passa da un mondo all’altro con spensierata devozione; 
7) espelli il primitivo;
8) crea un cervello libero; 
9) non rinunciare a nessuna oscenità succulenta;
10) verifica l’irrazionale; 
11) conquistati una reputazione sublime;
12) crea almeno un mostro;
13) moltiplica tutte le opinioni;
14) appartieni a tutti.

Credo siano le parole più belle ed adatte a me che io abbia mai letto. Adesso, non fissiamoci sull'idea dell'oroscopo in sé e per sé, ma queste parole mi hanno colpita in maniera profonda perché descrivono proprio quello di cui sto tentando di discutere con me stessa e con gli altri in questo periodo.
Ho sempre considerato il confronto come una base fondamentale per la crescita e riuscire ad ottenerlo tramite il dialogo con diverse persone, nuove conoscenze o datate che siano, credo mi possa aiutare per la ridefinizione di me stessa, dei miei limiti, del mio relazionarmi con un mondo che, come dicevo qualche post prima, trovo molto diverso da quello che conoscevo. In queste parole vi è insito l'obbiettivo primario della mia esistenza al momento: vivere, con tutti i rischi del caso.
Ho bisogno di afferrare tutto con le mie mani, di toccarlo ed essere pronta a trovarvi un letto di petali o di spine. So che non potrei essere altrimenti. E riguardo molti suggerimenti, direi di essere già a buon punto sulla tabella di marcia. :)

lunedì 11 ottobre 2010

Sperimentando la Delicatezza

È difficile guarire dalla malattia della delicatezza.
Una volta sperimentata, una volta compresa la realtà della sua esistenza, è assolutamente impossibile dimenticarsene o non desiderarla ancora. Soprattutto per le anime che non l'hanno mai incontrata.
E basta un gesto, un gesto semplice e probabilmente privo di senso effettivo per scatenare il desiderio di una seconda volta.
Quando ci si sente trattati come un fiore che viene accarezzato e non colto, immediatamente nel cuore nasce la consapevolezza di un'ulteriore necessità che diventa vitale ed indispensabile, perché era ciò che si desiderava da un vita, in fondo.
Come si può, adesso, tornare indietro e accontentarsi? Come si può evitare di ricercare qualcosa di meraviglioso di cui si è fatta esperienza ma che pur rimane così rara da trovare?
E per scatenare tutto questo, per giungere al punto di non ritorno, non è bastato che un cenno mosso da una natura intrinseca, disinteressata, a suo modo splendidamente pura.

Alexis
11.10.2010

sabato 9 ottobre 2010

La società delle contingenze

Ultimamente mi sono trovata a riflettere su diverse questioni che hanno tutte un po' a che vedere con la stessa cosa, ovvero le reazioni umane alle esperienze accumulate e vissute.
Più mi guardo attorno, più noto come certe parentesi del vissuto rimangano impresse indelebilmente sulle anime e negli atteggiamenti delle persone, come se si costruissero delle sovrastrutture che si attaccano come metastasi allo scheletro rendendolo pesante e goffo nei movimenti, non più leggero e fluido come un tempo. Si è spesso coscienti della "falsità" di queste strutture, della necessità di scrostarle e lavarle via, eppure molto spesso ci si arrende semplicemente alla loro esistenza, senza un reale tentativo di pulitura. Ciò, infatti, comporterebbe un'analisi approfondita sul proprio essere[cosa che risulta parecchio ardua e difficile da attuare ed accettare] che puntualmente viene evitata dagli spiriti più deboli. E si cade in contraddizione, verso gli altri e verso se stessi.
Mi rendo conto di come molti, in un modo o nell'altro, lottino per la riconquista del proprio sé originario e di come si fatichi nel raggiungimento dello scopo, perché è come se, con la maturità, si fosse persa una parte essenziale del proprio essere, che in fondo non è altro che la genuinità. Il rapporto con gli altri si complica, entra in gioco la malizia, l'interesse, il dubbio, la mancanza di fiducia e l'ipocrisia e ci si accorge che sono pochi i legami creati su basi solide perché, fondamentalmente, disinteressate.
Dovremmo essere rieducati alla spontaneità, al pensare che l'altro può essere un amico.
Altre contraddizioni che colgo, invece, si trovano nei rapporti amorosi, se così li si possono definire, dove ormai pare non vigere più alcuna regola, prima fra tutti la coerenza e la correttezza. Vedo solo spiriti molli attorno a me che si abbandonano a trame di relazioni ambigue e prive di senso solo per il raggiungimento di una qualche forma di accettazione e stima da parte degli altri o per la semplice volontà di crogiolarsi in situazioni comode e poco impegnative.
Io continuo a chiedermi il perché di questo.
Malsopporto questo debolezza, questa poca forza di spirito[forza che ho sempre considerato fondamentale nei rapporti con gli altri] e che non è, attenzione, l'abbandonarsi ai sentimenti, poiché quella la considero la forza suprema dell'essere umano, ma l'abbandonarsi alle contingenze, al caso, a ciò che la vita da senza tener conto di ciò che si può prendere e conquistare con le proprie mani, anche a costo di impiegarci mesi ed anni.
Manca il coraggio, manca la volontà di mettersi in gioco in favore di un'esistenza piatta e priva di colpi di scena... ma tutto questo, signori miei, non fa per me.

Alexis
09.10.2010

martedì 28 settembre 2010

Seguendo un nuovo corso

È come se il mio corpo seguisse un corso diverso da quello comunemente accettato dai calendari.
Il mio anno non comincia l'1 Gennaio, ma a Settembre, verso la metà del mese, quando ormai stanca della calura estiva, comincio a raccogliere le provviste per l'inverno e medito sui mesi trascorsi e le azioni compiute.
In effetti credo sia un po' per tutti così. È a settembre che riprendono le attività dei mesi freddi, il lavoro si regolarizza, partono i corsi scolastici e si rincorrono le date degli esami, si fa un po' il resoconto dell'estate e, carichi o spossati, si riparte sempre e comunque per un nuovo ciclo.
Ultimamente ho avuto la fortuna di vivere ogni stagione nella sua pienezza, mi è capitato di avvertirne le suggestioni o addirittura di sentirle dentro me ancor prima che sbocciassero nel mondo esterno, ma questa connessione al naturale è stata spesso intaccata da una premura interiore.
È stato un anno intenso, un anno di corsa, un anno di dinamismo e di caos in netta contrapposizione al lungo periodo di stasi precedente, i fili delle mie decisioni si sono intrecciati e hanno creato un nodo che sto cercando adesso di districare, approfittando della calma autunnale e dell'autocontrollo forzato. Ho scalpitato, ho desiderato, ho vissuto fino al tragico le mie emozioni, le ho caricate di enfasi e di pathos, ma era ciò di cui necessitavo. Avevo bisogno[e ne ho ancora] di assaporare ogni istante della vita che mi passa accanto, non voglio lasciare gli eventi al caso, ogni occasione va sfruttata e spremuta fino all'ultima goccia... sono avida di vita, sì, devo ammetterlo. E avida d'amore, d'affetto, di espansione, di dono.
Il mio essere fiamma produce diverse ustioni che non chiamo ferite, ma esperienza, crescita, percorso personale. Senza volerlo ho fatto del Carpe Diem il cardine delle mie giornate, anche se, come mi disse un mio caro amico, "La tua azione istintiva è comunque frutto di un ragionamento precedente" e ciò vuol dire che io colgo l'attimo soltanto quando l'attimo richiede di essere colto. Né un minuto prima, né un minuto dopo. Tutto deve seguire un corso proprio regolato da tempi precisi ed io sto imparando a rispettare questi tempi, a percepirli ed assecondarli. Non è una cosa semplice, ci vuole pazienza e capacità/volontà d'ascolto, ma il tempo scivola e fluisce indifferentemente e sta solamente a noi saper cogliere le pause, le battute d'arresto che ci mettono in connessione con gli altri e con noi stessi.
Io, il mio corso, il mio anno, sto imparando a ri-conoscerlo. Si è svelato da solo e mi ha mostrato il suo essere ciclico e clinico. Io l'ho osservato ed ascoltato e non posso far altro, adesso, che innalzare una preghiera e sperare che anche quest'anno gli Dei non mi abbandonino.

Lanterne Orientali
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Alexis
28.09.2010

martedì 21 settembre 2010

L'Alce di Mudjekewis

In fondo sono un essere che non sa bene come vivere, non sa bene identificarsi, né trovare il suo giusto spazio nel mondo, e non per una sorta di inettitudine esistenziale, non per una svogliatezza del e nel vivere, ma semplicemente perché il Tutto, il Mondo sono la mia casa.
Non esiste luogo che non mi abiti, che non mi appartenga, che non senta come parte integrante del mio essere, come se conservassi tutto nella coppa che formano le mani congiunte, come se lo osservassi da un punto di vista noto soltanto a me e desiderassi respirare su questo mondo per arricchirmi e per riscaldarlo al contempo, godendo di una reciproca affinità.
Sono un essere autunnale, dalle tinte calde, accoglienti, ancora arse dal sole dell'estate, bagnate dalle prime piogge e pronte per il sonno invernale. Sono un essere di passaggio, una mezza-stagione, un qualcosa di indefinito, un ponte che congiunge differenti estremità. La mia natura fatica a dirsi una ed unica e non lascerò mai che nulla ne deturpi la libertà d'essere anche ciò che apparentemente non è o sembra non poter essere.
Ho tentato ancora una volta di descrivermi, contraddicendomi a più riprese forse, ma come ogni singolo individuo, sono un mistero che va svelato piano, con la pazienza e caparbietà di un esploratore attento, di un sognatore simile a  me.

Alexis
21.09.2010

sabato 4 settembre 2010

Hydra

Vorrei espandere le mie braccia, moltiplicarle, come fossero innumerevoli teste di Hydra.
Perdermi con le estremità di ogni fibra dentro il gioco sensuale dell'infinito, provare il brivido della fusione con la vita permanendo creatura dotata di forma finita.
Ditemi, come è possibile mutare la densità della superficie, rendere liquida l'epidermide per connetterla alla gassosa e lucente consistenza dell'anima? E perché, nella mia eterna visione di ascesi, vedo il mio corpo orribilmente deforme congiungersi al più profondo nero?
Esso rappresenta forse un Nirvana, un nulla dal quale proveniamo e al quale, prima o poi, ritorneremo? O è forse il collasso delle molteplici suggestioni della vita, il peso che la nostra forma umana ci costringe a portare dentro, magma imprigionato da un involucro troppo piccolo? Sarà per questo che il mio corpo appare così mostruoso, vene e capillari esplodono, lasciando spazio solo al pianto?
Necessito di dare forma a ciò che ho dentro e solo di rado ho occasione di vedere chiaramente il volto delle mie più intime emozioni.
Noi umani siamo così, ci troviamo nelle medesime condizioni di quella creatura abnorme oppressa dall'infinità dei suoi arti, con i quali non toccherà mai nulla, non raggiungerà mai alcuna meta, ingorda di conoscenza mai sfamata. Diverremo sempre più invadenti, ingombranti, onnipresenti, proveremo continue estasi carnali ad ogni lombo in espansione, ma il nero alle nostre spalle continuerà ad opprimerci e a rammentarci che, in fondo, questo è tutto inutile.
Siamo già esseri infiniti, anima e corpo, in realtà, sono già saldamente congiunti nel divino sodalizio dell'eternità. E noi, costantemente, ignoriamo questa realtà.

Alexis
1.09.2010

lunedì 23 agosto 2010

Pensieri sparsi...

Credo di stare incominciando soltanto adesso a scavare nel mio universo interiore in maniera più profonda, cercando di fare uscire le forme ed i colori che mi abitano. Non è cosa semplice, soprattutto perché non ho tutto il tempo che vorrei per poterlo fare, dato che sono ancora all'Università ed ho impegni e scadenze da rispettare. Ma non demordo.
Mi è stato fatto notare dalla mia più grande critica e sostenitrice[mia madre] che, forse, non frequentare un'accademia d'Arte mi aiuta ad avvicinarmi in maniera più genuina alla mia Arte, ai Miei colori e al modo di utilizzarli. Sono convinta che la tecnica sia molto importante per poter raggiungere determinati livelli... ma se ce la facessi anche senza il bisogno di un'istruzione ad hoc? Ho fiducia nelle mie capacità, so che posso fare molto di più però. E finché non raggiungerò il mio massimo non sarò mai soddisfatta né mai mi fermerò.

lunedì 16 agosto 2010

Autodedica

Chiudi gli occhi e riposa // Non pensare a domani // Lascia il peso del mondo fuori, ora. // Si può già sentire il silenzio che sale // Nella notte con la luna nuova.

E non tutto è perso ancora
E possiamo farlo ora
E vedremo un'altra realtà

Se la voglia di andare // Ti ha portato lontano // E la strada di casa non si trova // Puoi scoprire il richiamo // Della voce che era // E che non c'è una sola strada buona.

E non tutto è perso ancora
E possiamo farlo ora
E vedremo un'altra realtà

Chiudi gli occhi e riposa // Non pensare a domani // Lascia il peso del mondo fuori, ora. //Si può già sentire il silenzio che sale // Nella notte con la luna nuova.

Nella notte con la luna nuova.


Perché, a volte, si sente proprio il bisogno di sentirsi dire certe cose... e la musica, questo, può farlo.