sabato 9 ottobre 2010

La società delle contingenze

Ultimamente mi sono trovata a riflettere su diverse questioni che hanno tutte un po' a che vedere con la stessa cosa, ovvero le reazioni umane alle esperienze accumulate e vissute.
Più mi guardo attorno, più noto come certe parentesi del vissuto rimangano impresse indelebilmente sulle anime e negli atteggiamenti delle persone, come se si costruissero delle sovrastrutture che si attaccano come metastasi allo scheletro rendendolo pesante e goffo nei movimenti, non più leggero e fluido come un tempo. Si è spesso coscienti della "falsità" di queste strutture, della necessità di scrostarle e lavarle via, eppure molto spesso ci si arrende semplicemente alla loro esistenza, senza un reale tentativo di pulitura. Ciò, infatti, comporterebbe un'analisi approfondita sul proprio essere[cosa che risulta parecchio ardua e difficile da attuare ed accettare] che puntualmente viene evitata dagli spiriti più deboli. E si cade in contraddizione, verso gli altri e verso se stessi.
Mi rendo conto di come molti, in un modo o nell'altro, lottino per la riconquista del proprio sé originario e di come si fatichi nel raggiungimento dello scopo, perché è come se, con la maturità, si fosse persa una parte essenziale del proprio essere, che in fondo non è altro che la genuinità. Il rapporto con gli altri si complica, entra in gioco la malizia, l'interesse, il dubbio, la mancanza di fiducia e l'ipocrisia e ci si accorge che sono pochi i legami creati su basi solide perché, fondamentalmente, disinteressate.
Dovremmo essere rieducati alla spontaneità, al pensare che l'altro può essere un amico.
Altre contraddizioni che colgo, invece, si trovano nei rapporti amorosi, se così li si possono definire, dove ormai pare non vigere più alcuna regola, prima fra tutti la coerenza e la correttezza. Vedo solo spiriti molli attorno a me che si abbandonano a trame di relazioni ambigue e prive di senso solo per il raggiungimento di una qualche forma di accettazione e stima da parte degli altri o per la semplice volontà di crogiolarsi in situazioni comode e poco impegnative.
Io continuo a chiedermi il perché di questo.
Malsopporto questo debolezza, questa poca forza di spirito[forza che ho sempre considerato fondamentale nei rapporti con gli altri] e che non è, attenzione, l'abbandonarsi ai sentimenti, poiché quella la considero la forza suprema dell'essere umano, ma l'abbandonarsi alle contingenze, al caso, a ciò che la vita da senza tener conto di ciò che si può prendere e conquistare con le proprie mani, anche a costo di impiegarci mesi ed anni.
Manca il coraggio, manca la volontà di mettersi in gioco in favore di un'esistenza piatta e priva di colpi di scena... ma tutto questo, signori miei, non fa per me.

Alexis
09.10.2010

2 commenti:

Gabriel ha detto...

Che dire...a parte il fatto che non posso non ricordarti che scrivi in maniera terribilmente perfetta...ancora una volta hai messo nero su bianco i tuoi pensieri nel modo in cui, da sempre, vorrei riuscire anch'io..peraltro, lo sai bene, condivido anche le virgole di quello che hai scritto..

Alexis ha detto...

Credo che tu possa arrivare a scrivere come vuoi davvero nel momento in cui sarai capace di liberarti del tutto e trovare la pace con te stesso, che è la cosa che ti manca di più. :))
Io ti ringrazio per i complimenti in questo senso e anche per la condivisione del pensiero, ma già il fatto che siamo in due e probabilmente anche in tre[includo Albo] a pensarla così, mi da una piccola speranza che le cose possano evolversi in maniera diversa. Il mondo seguirà un corso che non potrà mai essere il nostro, perché noi ce ne stiamo già distaccando agendo su di esso e questa sarà la nostra forza.