lunedì 30 agosto 2010

Sulle parole e sui mondi che le abitano

Adoro il termine "temperamento". Possiede qualcosa di più profondo del semplice "carattere" e di meno istintivo di "indole".
Pensavo a come ogni parola sia accompagnata da suo proprio e specifico bagaglio immaginario... i sinonimi, pur avendo "scientificamente" lo stesso significato, differiscono per sfumature spesso legate alle impressioni che esse rilasciano dentro l'anima.
"Carattere" è una parola, a mio avviso, di una certa freddezza. Indica un insieme di caratteristiche senza colorarle di alcun particolare senso."Indole", invece, mi da il senso del primitivo, dell'animalesco, qualcosa di istintuale. Se dovessi dargli colore utilizzerei la scala tonale dei rossi e arancioni, contro il grigio asettico del "carattere".
"Temperamento", invece, è blu. Ha a che fare con la matrice primigenia dell'indole, ma non con la canonicità statica del carattere. È colorato dell'animo umano, per questo ha una sfumatura più profonda, ma pur sempre potente.

sabato 28 agosto 2010

La logica del branco

Perché poi, in fondo, tutti necessitano di appartenere ad un branco.
E più grande è il branco e maggiore sarà la dispersione delle personalità e l'inconsistenza di queste ultime.
Non si tratta di paragonarsi ai lupi o ai leoni, lì almeno ci sono delle gerarchie ben definite, chiunque faccia parte di uno di quei branchi è assoggettato a leggi che conosce benissimo e alle quali, per natura, si sottopone.
Ma tra gli uomini non è così. Fra gli umani appartenere ad un branco significa farsi scudo con l'apparente forza degli altri, senza comprendere, infine, che siamo tutti vittime delle medesime fragilità e non facendo altro che accrescerle nel maldestro tentativo di nasconderle agli occhi degli altri.
Ma è comunque un istinto sociale connaturato alla matrice umana e nonostante si millanti continuamente la misantropia, spesso si ha un eccessivo bisogno di ricevere conferme dalle adulazioni altrui. E questo è palese all'occhio di chi osserva attentamente.

Alexis
28.08.2010
[Riflessioni maturate nel corso degli ultimi anni]

mercoledì 25 agosto 2010

Partendo da un "La".

È bello riscoprire le potenzialità della musica italiana.
Solitamente si tende a snobbare gli artisti nostrani in favore di una semplicistica e superficiale esterofilia. Ma se si scavasse e nemmeno troppo a fondo, sarebbe possibile scovare delle cose davvero interessanti.
La più grande fortuna degli italiani è, prima di tutto, la lingua. La sua musicalità e molteplicità d'espressione le conferiscono già un posto d'onore per la composizione musicale. L'inglese è la lingua più facilmente adattabile, questo è lapalissiano, ma l'italiano mantiene in sé quella melodia, quella delicatezza che non vengono intaccate minimamente, anzi, risultano addirittura accresciute di senso e valore negli stati di più profonda disperazione e dissidio o, addirittura, si caricano di sporgenze futuristiche quando il lessico viene utilizzato in modo più o meno particolare, come insegnano Franco Battiato o i Bluvertigo, ad esempio. Insomma, ha potenzialità infinite che anche nelle composizioni più semplici possono essere sfruttate.
Personalmente sto esplorando il repertorio di artisti come Neffa, i grandissimi Litfiba, Mario Venuti, gli stessi Bluvertigo, scoprendo brani di altissimo valore che non hanno nulla da invidiare ad artisti stranieri, i quali spesso si rifugiano in un pop di bassa lega divenendo semplicemente dei prodotti di consumo discografico, più che degli artisti nel vero senso della parola.
Certo, questo fenomeno non è estraneo nemmeno agli italiani, che spesso cadono nel fosso della nullità proprio per la troppa voglia di somigliare/emulare il personaggio del momento.
L'estero si avvale di grandi voci, ma forse di pochi testi degni di essere considerati tali a causa della scontatezza che li attraversa. Ovviamente mi riferisco ai generi definiti "di massa", perché ascolto anche tanta, tantissima musica straniera.
Il metal è dominato dagli stranieri [lì, ad essere scontati, siamo noi italiani], i generi d'avanguardia sono dominati dagli stranieri ed è in queste espressioni musicali che raggiungo livelli sublimi di composizione. Vedi il fenomeno Tool, un fenomeno che forse in Italia non avrebbe mai potuto vedere la luce. 
Ecco, trovato il neo italiano, oltre all'esterofilia: la paura di osare. Rimaniamo sempre un po' confinati nei nostri schemi melodici, la musica di massa, ma anche quella di nicchia, tendono sempre a somigliarsi o a mantenere un certo rigore di regole e stilemi. È difficile che si incorra in qualcosa di veramente innovativo. Esistono questi fuochi, ma dopo un po' finiscono per divenire tiepidi e per riscaldare più che bruciare gli animi come dovrebbero.
Dovremmo avere un po' più di coraggio ed evitare di finire per mescolarci alla marmaglia comune. Ma questo, purtroppo, è un problema che sta attraversando tutta la musica.
Dopo un po' pare vengano a mancare le idee, l'ispirazione, si entra nel businness musicale e si dimentica il movente iniziale, la voglia di fare musica che animava i giovani spiriti. Poi c'è chi, crescendo, si fissa di voler diventare politicamente e socialmente impegnato e riempie i suoi testi di parole e paroloni vuoti di senso e fini e se stessi. Si deve recuperare un po' di genuinità e cercare di essere veri, perché la musica lavora con le emozioni e sarebbe un delitto falsarle con il rischio di vendere "amori di plastica*" a chi necessita di coltivare sogni.

Alexis
25.08.2010

*Citazione liberamente tratta da Carmen Consoli.

lunedì 23 agosto 2010

Pensieri sparsi...

Credo di stare incominciando soltanto adesso a scavare nel mio universo interiore in maniera più profonda, cercando di fare uscire le forme ed i colori che mi abitano. Non è cosa semplice, soprattutto perché non ho tutto il tempo che vorrei per poterlo fare, dato che sono ancora all'Università ed ho impegni e scadenze da rispettare. Ma non demordo.
Mi è stato fatto notare dalla mia più grande critica e sostenitrice[mia madre] che, forse, non frequentare un'accademia d'Arte mi aiuta ad avvicinarmi in maniera più genuina alla mia Arte, ai Miei colori e al modo di utilizzarli. Sono convinta che la tecnica sia molto importante per poter raggiungere determinati livelli... ma se ce la facessi anche senza il bisogno di un'istruzione ad hoc? Ho fiducia nelle mie capacità, so che posso fare molto di più però. E finché non raggiungerò il mio massimo non sarò mai soddisfatta né mai mi fermerò.

sabato 21 agosto 2010

Pensieri su un'opera di Henri de Tolouse-Lautrec

Una delle opere più tenere che io abbia mai visto.
Sarà perché le due figure ricordano quelle di due ragazzini, sarà perché le lenzuola [che sembrano emanare un profumo delicato e soave, come di pulito] avvolgono i loro giovani corpi e paiono volerli proteggere in un tenero e materno abbraccio, ma traspare una dolcezza, una purezza, da questo bacio che sembra quasi strano poter godere per un attimo di questo respiro luminoso in un'epoca in cui gli spiriti sono già in fermento, in viaggio verso un futuro incerto, una sessualità incerta e sofferta, una psiche incerta che comincia a destabilizzarsi, scoprirsi, confondersi.
Qui, ancora, abbiamo il privilegio di respirare un amore puro, tenue, innocente, sincero, non ancora macchiato dal profumo della morte e della malattia che avrebbe poi deturpato le carni ed i volti.
È un sogno d'amore che ha ancora il diritto di sciogliersi nella tiepida luce del sole del mattino.

Henri de Toulouse-Lautrec, In Bed: The Kiss (1892)

Alexis
11.07.2010

lunedì 16 agosto 2010

Autodedica

Chiudi gli occhi e riposa // Non pensare a domani // Lascia il peso del mondo fuori, ora. // Si può già sentire il silenzio che sale // Nella notte con la luna nuova.

E non tutto è perso ancora
E possiamo farlo ora
E vedremo un'altra realtà

Se la voglia di andare // Ti ha portato lontano // E la strada di casa non si trova // Puoi scoprire il richiamo // Della voce che era // E che non c'è una sola strada buona.

E non tutto è perso ancora
E possiamo farlo ora
E vedremo un'altra realtà

Chiudi gli occhi e riposa // Non pensare a domani // Lascia il peso del mondo fuori, ora. //Si può già sentire il silenzio che sale // Nella notte con la luna nuova.

Nella notte con la luna nuova.


Perché, a volte, si sente proprio il bisogno di sentirsi dire certe cose... e la musica, questo, può farlo.

Renaissance

Dopo questo Ferragosto, devo dire di sentirmi in parte rigenerata.
Una serata semplice, fra amici vecchi e piacevolissima gente conosciuta in loco. Una serata passata pensando al nulla, in totale tranquillità e pace dei sensi, con tanto spazio per sé e altrettanto spazio/tempo da dividere con gli altri. Così, semplicemente, fra una risata e l'altra, un discorso ed un altro, un calcio al pallone ed una racchettata al ping pong. 
Talvolta si ha bisogno proprio di queste cose per staccare la spina da pensieri che si fanno troppo pesanti se vissuti in solitudine, è un modo come un altro per riappropriarsi della realtà, ridefinirne i limiti e lasciarsi andare alla spensieratezza.
Non so cosa cerco, non so cosa troverò, ma dovrei smettere di chiedermelo per lasciare spazio alla vita che scorre da sé, sempre e comunque. Per natura mi è impossibile farlo, però. E continuerò a domandare, a chiedere, a crucciarmi... finché, al tanto desiderato punto, troverò le risposte che cerco.

Opera di ©Jia Lu. Tutti i diritti riservati.

sabato 14 agosto 2010

Da un articolo di Informare per Resistere

Notizia da cui parte questa riflessione: Click!

Io non conosco la storia della Fiat, ergo non mi permetto di mettere bocca su questo argomento, però sulla delocalizzazione un parere lo posso esprimere.
È il trionfo della mentalità capitalista nel senso più negativo del termine, in quanto il capitalismo potrebbe non essere un fenomeno negativo, bensì un'ulteriore strategia economica di gestione delle risorse come tante altre, ma è quando questa strada incontra e si scontra con problematiche sociali che la situazione diventa pericolosa. Come in questo caso.
Aprire stabilimenti in Serbia è conveniente per gli imprenditori ed i gestori delle multinazionali, non arreca ad essi danno economico, anzi ne traggono profitto, ma diventa un puro slancio egoistico nei confronti di quel Paese a cui dovrebbero essere rivolti gli introiti, nei confronti dei cittadini di quel Paese. E purtroppo questa prostituzione economica non è un problema che ha a che fare solo con la Fiat, è ormai usanza e pratica comune a tutti i paesi più o meno sviluppati.
La mentalità che vi sta dietro è orribile ed alienante perché, per un ritorno economico, si calpesta la dignità del lavoratore: quello italiano perché privato immotivatamente ed ingiustamente del lavoro e quello straniero perché, letteralmente, preso per i fondelli e sottopagato come se non avesse minimamente diritto ad uno stipendio degno.
L'attenzione dovrebbe essere puntata su questo, credo.
Spesso non si fa altro che ribattere teorie alienanti con obiezioni altrettanto alienanti o animate da una filantropia di plastica.
Cosa è che di concreto si fa per l'uomo? Credo praticamente nulla.
Esso è l'ultima ruota del carro insieme a tutti gli altri esseri viventi e questo atteggiamento è equamente diffuso sia fra i detrattori che fra i sostenitori, con la sottile differenza che fra gli uni esiste una sorta di coerenza di interessi e una sorta di "sincerità"[termine da prendere con le pinze perché totalmente inappropriato], mentre fra gli altri è facile trovare degli sbandieratori di teorie affascinanti, ma che trovano poi un riscontro nullo nella realtà. Per questo diffido, personalmente, di entrambe le parti.
La bugia di un uomo di potere è una bugia nota, è pratica millenaria alla quale ci siamo abituati per pigrizia di combatterla, la bugia di un uomo che millanta la difesa dei diritti di questo o quello per poi rivelarsi anch'esso un uomo di potere mascherato da uomo comune, beh, la trovo molto più grave e disonesta nei confronti di chi, a quelle bugie, cerca in qualche modo di crederci.

E: Click #2! -> Mettiamo da parte, per una volta, le ragioni economico-politiche, benché queste siano l'orbita attorno alla quale girano le azioni dei "potenti" del mondo. Osserviamo il lato umano, il lato ambientale, puramente geografico e culturale. Nel Mondo, inteso come Terra, esiste molto, moltissimo altro.

Alexis
24.07.2010

Come sempre siete tutti invitati a dire la vostra.

mercoledì 11 agosto 2010

Elucubrazioni #1

In realtà, i pennelli conoscono già il sentiero da percorrere e tutto, in fondo, dipende dalla nostra predisposizione all'ascolto, alla concentrazione, alla percezione del fluire delle forme, delle sfumature.
È già tutto dentro di noi e, di volta in volta, non facciamo altro che scoprirlo.

Immagine reperita in rete.
Tutti i diritti riservati al proprietario©

Alexis
10.08.2010

Focus On

La cosa bella dell'avere/curare un blog è che la comunicazione che si crea con gli altri è sempre più profonda e "disinteressata" di quella che può venire a crearsi su facebook, il regno dell'istantaneo.
Vi è un interesse spassionato per ciò che si legge, lo scambio di informazioni, di nozioni, di pensieri... tutte cose che su facebook esistono comunque, ma delle quali vengono notevolmente limitate le potenzialità e non sempre per una qualche forma di atrofia cerebrale che investe le menti degli iscritti [variabile che in qualche caso, però, gioca la parte del leone] bensì perché esso si presenta come una vera e propria "vetrina delle identità" [fittizie o reali che siano] in cui ci si lascia distrarre da altri fattori, da inezie d'ogni tipo. Un gioco delle parti in cui determinati aspetti del nostro modo di essere vengono accentuati talvolta al punto da dimenticare cosa si sta facendo per se stessi e cosa si fa, invece, per gli altri.
I motivi, come già detto, possono essere i più stupidi: un interesse particolare verso qualcuno, la volontà di dare un' immagine di se stessi che risulti particolarmente "forte e ricca di contenuti" o il bisogno di soddisfare il proprio narcisismo sentendosi continuamente adulati per il proprio estro, la propria cultura e robe simili.
La cosa bella/brutta è che, di questo sistema, ne siamo tutti vittime. Consapevoli ed inconsapevoli.
La prova del nove è affidata, come sempre e per fortuna, al vecchio e caro sistema del dialogo e dell'interazione dal vivo, fase in cui i gesti e le espressioni, se ben osservati, riescono a smascherare chi si cela dietro un fantoccio... anche se si rischia comunque di incorrere in strategie comunicative e camuffamenti vari della personalità!
In realtà, il web si fa specchio della realtà e gli atteggiamenti e le cattive abitudini sociali non fanno altro che essere riproposti e reiterati a non finire con l'aggravante della smaterializzazione della persona a favore di un'immagine che si fa sempre più rarefatta, eterea ed inconsistente, addirittura falsificata in qualche caso.

Non prendete queste mie riflessioni come uno sputare su un qualcosa che utilizzo anche io.
Come qualsiasi altro mezzo di comunicazione, facebook ha anche i suoi lati positivi: ci si connette con il mondo, si ha la possibilità di conoscere cose che, altrimenti, sarebbero rimaste sconosciute [io per prima ho conosciuto tantissimi artisti grazie a questo diabolico mezzo] e lascia molto spazio alla libertà d'espressione;  il mio intervento si pone soltanto come un tentativo di ragionare, osservare con una lente d'ingrandimento i meccanismi che muovono questo sistema di comunicazione tanto diffuso. Senza particolari pregiudizi, solo per genuina curiosità e per un raffronto nato spontaneamente, dato che ho avuto e ho tuttora un blog che cerco di gestire al meglio e che penso di preferire a facebook, nonostante cerchi di mandare avanti anche questo spazio in maniera più o meno sensata.

Pablo Picasso, Donna allo specchio, 1932.


Alexis

martedì 10 agosto 2010

Va, pensiero, sulle ali del vento

Esistono talmente tante cose stupende al mondo che pensare di confinarsi entro un'unica realtà, un'unica città, un'unica vita... mi sembra quasi da folli.
Il mondo è fatto per essere scoperto, la diversità per essere assaporata.
Non è facile avere il coraggio di sfondare le barriere dell'abitudine, del "giaciglio sicuro", per lanciarsi nel fluire della vita, nella languida e perigliosa bellezza dell'esistenza, nutrirsi anche di ciò che appare più amaro o indigeribile, eppure ciò è indispensabile per certi spiriti che non sanno essere immobili.
Ed è strano sentirsi instabili ed inquieti nella quiete stabilità della vita ordinaria, quel senso di insoddisfazione, di voglia di altro, di sempre nuovo, che non può essere saziata solo da un libro, da un viaggio letterario o artistico o in qualche modo mentale, ma che necessita di divenire atto concreto, spostamento, esperienza.
Al giorno d'oggi la vita del viaggiatore è tanto più necessaria quanto sempre più difficile da attuare, ma ciò non toglie e non priva l'animo dell'errante di desiderarne sempre l'avvento.
Perché poi, in fondo, molto dipende dal singolo individuo, dalla volontà che dimostra nell'affermare i propri sogni e nel cercare di realizzarli. Se non ci si espone non si avranno mai dei risultati concreti e nulla ci viene regalato, anche quando sembra sia così.

[Questo post nasce da un gomitolo di pensieri sul futuro e di desideri che spero divengano realtà. Prendetelo per ciò che è, perché non pretende di essere altro.]

Immagine reperita in rete
Alexis
8.07.2010

domenica 8 agosto 2010

«La vita di ogni uomo è una via verso se stesso[...]»

«Molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario. La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé.»

Brano e citazione tratti dal Demian di Hermann Hesse.

Paul  Klee, Senecio, 1922.

Esistono certi autori e certi libri che sembrano tatuati sulla nostra pelle, radicati alla nostra essenza più profonda. Sembrano quasi rappresentazioni esterne di pensieri e tumulti che abitano da sempre la nostra anima. Noi viaggiamo costantemente alla ricerca di queste rappresentazioni, che chiamano instancabilmente i nostri nomi fino a quando non siamo disposti e pronti ad udirli. Ne veniamo attratti fatalmente, poiché abbiamo qualcosa di fondamentale da trarne. E diveniamo noi stessi ogni istante di più, ci sveliamo al mondo, ma prima di tutto ai nostri stessi occhi.
L'Arte è anche ausilio che permette all'uomo di procedere verso se stesso, sia nel senso della creazione che, appunto, nel senso della pura fruizione.
E dico questo perché, rileggendo passi di Hesse, io mi rivedo, rivedo la me di ieri e quella di oggi e aspetterò e vivrò ancora altri domani per potermi rivedere ancora.

sabato 7 agosto 2010

Velluto Blu, regia di D. Lynch, 1986

Capolavoro del 1986 firmato David Lynch, Velluto Blu si presenta come un film dalla trama non difficile da comprendere, ma nella quale sono già presenti tutte le principali caratteristiche della regia e dell'immaginario di Lynch.
La vicenda prende le mosse da uno strano ritrovamento da parte di un ragazzo di nome Jeffrey Beaumont: un orecchio umano mozzato che deciderà di denunciare immediatamente alla polizia.
Nonostante gli avvertimenti da parte del Commissario Williams di stare alla larga il più possibile dal caso, il ragazzo indagherà da sé alla ricerca di maggiori indizi che possano far luce sulla faccenda e, nella sua impresa, verrà aiutato dalla figlia del Commissario stesso, Sandy.
I ragazzi scorpiranno che la questione orbita attorno alla figura di Dorothy Vallens, una giovane cantante vittima delle intimidazioni e sevizie di un tale di nome Frank Booth, il delinquente di spicco del sottobosco malavitoso di Lumberton, la cittadina in cui la vicenda si svolge, il quale manifesta una sorta di attaccamento morboso nei confronti del velluto blu, legato indissolubilmente alla sua infanzia.
Jeffrey entrerà a contatto con questo mondo fatto di delinquenza e violenza, il quale sembra apparentemente contrastare con la sicurezza e serenità, sempre velatamente inquietante e fittizia, della cittadina in cui i protagonisti si muovono e dovrà fare anche i conti con quelli che sono i risvolti psicologici e i loro effetti sui personaggi. Perché, effettivamente, è proprio la psicologia dei personaggi ad essere la punta di diamante del film.
Ogni azione compiuta, ogni apparente "follia ingiustificata" è in realtà motivata da una fitta rete di traumi mai del tutto superati, prodotti, in particolar modo, dall'amibiguo ed esasperato approccio al sesso, sempre visto da Lynch come un qualcosa di ferino, violentemente primordiale. Poi l'attenzione per il buio, per le zone d'ombra, passaggi temporali e dimensionali al contempo e la metafora portante del pettirosso sull'insetto, quasi a voler dare una nota positiva e di speranza al film.
Un film da vedere insomma, non di certo per la trama in sé, ma proprio per questo gioco di rimandi e psicosi che rendono il thriller assolutamente interessante.

Locandina reperita in rete

Alexis
07.08.2010

mercoledì 4 agosto 2010

Tra i fiori il ciliegio, fra gli uomini il guerriero

E adesso vi presento me con un brano partorito ieri sera, spero gradiate.

I petali dei fiori di ciliegio pervadono l'aria con il loro profumo.
Una stella muore nel cielo terso della notte, implode di desideri mai realizzati. Le sue scintille piovono come lacrime sul mondo, fecondando nuove vite dalle quali gemme di sogni germoglieranno. Alcune riscalderanno con tiepido ardore cuori già arsi dal potente sole del giorno, altre fasceranno come madri i corpi indifesi degli uomini, cullandoli nel sonno.
E una vita si spegne, sulla terra, come quella stella. Le sue membra baceranno la terra, mentre la sua anima vibrerà per sempre nel nobile pianto di una donna, celato al mondo dal candore di una pallida e silenziosa luna.

Hana wa sakuragi, hito wa bushi.
Tra i fiori il ciliegio, fra gli uomini il guerriero.
[detto giapponese]

Hiroshige,
La Luna vista attraverso foglie d'acero, 1832

Alexis
03.08.2010

Watch the related video: Click.

Yukio Mishima - La foresta in fiore

Immagine dal web©
E finalmente ieri ho finito anche questo, che non è un romanzo, bensì una raccolta di racconti scritti da Mishima durante il periodo dell'adolescenza. In effetti, in qualche caso si nota come lo stile sia ancora un po' ruvido e la narrazione non esattamente scorrevole, anche se già entrambi mostrano di essere ad un livello abbastanza alto. Insomma, Mishima mi colpisce sempre e spero presto di poter passare a "Musica" o "Il padiglione d'oro"! :))

E qui vi presento un pensiero tratto da questo testo che ho trovato particolarmente significativo:

«Il vero orgoglio non è audace, è timido come una giovane pianta di bambù. È probabile che gli uomini critichino questa mancanza di sicurezza e di fiducia in se stessi. Ma le cose davvero nobili nascono dalle cose piccole e delicate, non v'è alcun motivo che fra queste si annoverino cose impure come la sicurezza e la fiducia in se stessi.» [cit.]

martedì 3 agosto 2010

Yukio Mishima

«La vita umana è strutturata in modo tale che soltanto guardando in faccia la morte possiamo comprendere la nostra autentica forza e il grado del nostro attaccamento alla vita. Nello stesso modo in cui per saggiare la durezza di un diamante è necessario sfregarlo contro un rubino o uno zaffiro sintetico, per provare la resistenza della vita è inevitabile scontrarsi con la durezza della morte. Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro. Ma noi viviamo in un' epoca di esistenze assolutamente fiacche ed ambigue.»

Yukio Mishima
Lezioni Spirituali per giovani Samurai

Immagine dal web ©

L'etica di Mishima è parecchio forte e legata agli antichi valori del Giappone feudale, quel Giappone tramontato in età contemporanea per piegarsi alle esigenze del nuovo assetto politico, economico e culturale del mondo. Un Giappone fiacco in cui egli non riconosce più la sua antica patria, il suo antico valore, in cui tutto sembra ovattarsi pigramente entro uno stato di immanente ed apatica mollezza. Mollezza delle coscienze, mollezza delle virtù più profonde e nobili. 
Al contempo, però, Mishima sa essere un narratore di estrema delicatezza. La sensibilità che lo caratterizza si configura nei paesaggi che egli crea e descrive, nelle figure di cui narra, quasi mai violentemente presenti all'interno del racconto, come da prassi occidentale, ma quasi sognate, tratteggiate, figure velate come essenze profumate che si muovono alla continua ricerca di se stesse e delle anime loro affini. I protagonisti di Mishima corrispondono all'io più profondo dell'autore stesso, al suo più celato sentire.
Mishima è uno scrittore, un uomo, tanto complesso quanto affascinante. E questo testo, «Lezioni spirituali per giovani Samurai», va letto insieme a tutti gli altri per comprendere la reale grandezza di questo autore d'Oriente.

Alexis
23.07-03.08. 2010

lunedì 2 agosto 2010

E per l'uomo si attende ormai un nuovo inizio

È incredibile come la rappresentazione della figura umana rispecchi il sentire di un'intera epoca. Ci sono delle cose di cui non smetterò mai di stupirmi, poiché si danno per scontate, ma quando le si osservano più da vicino ecco che l'Illuminazione incombe. Una verità si spalanca di fronte agli occhi, rimasti bendati fino a quel momento.
Stavo scorrendo delle opere presenti fra le foto del gruppo "Pop Surrealism" su facebook, quando ho notato, tra diversi artisti, una tendenza comune, quella di deformare la figura umana. Ciò mi ha fatto riflettere su come, appunto, la figura umana,  che è la nostra più prossima rappresentazione, sia la prima a risentire degli sconvoglimenti storico-culturali della società. Dalla possanza delle sculture classiche, all'uomo etereo-simbolico del Medioevo, ancora all'uomo a tuttotondo del Rinascimento, per citare qualche illustre esempio.
E adesso l'uomo come è? Come sta? Ce lo dice l'Arte, sempre lei.
L'uomo del nuovo millennio è un uomo deforme. Teste gigantesche e occhi piccolissimi ben distanziati fra loro, è un uomo scarnificato [come in Chris Peters], un uomo che non perde la sua essenza di umanità, ma che viene letteralmente inghiottito dal dramma della contemporaneità e che si rifugia in mondi fantastici, il famoso Wonderland di Alice ad esempio, oppure in luoghi in cui le sue membra vengono orribilmente lacerate e l'anima dilaniata, un mondo in cui diventa impaurita cavia da laboratorio.
Forse è così che ci sentiamo, anzi, sicuramente. Ognuno poi elabora a modo suo questo stato di alienazione, ma tra l'uomo e la realtà, il mondo, si è verificata una profonda rottura.
Non siamo più parte del reale, siamo singoli individui che orbitano intorno a soli ormai morti.
E già Schiele aveva anticipato questo, nella sua tensione nel raffigurare quei corpi emaciati, tesi, dai muscoli contratti... e quella era soltanto una previsione, l'attesa di una fine, dell'Apocalisse.
Noi siamo giunti alla deriva, siamo dentro l'onda che risucchia le acque prima di scagliarsi definitivamente contro le rocce.
E si attende, ormai, un nuovo inizio.

Chris Peters, Clear Blue Water.

Alexis
22.05.2010

domenica 1 agosto 2010

Essere e Tempo

Ecco la mia ultima "fatica". Qui ho condensato ed espresso il mio senso del Tempo nelle forme che mi venivano suggerite a mano a mano dalle percezioni quasi inconsce della mente subito trasferite alle mani, senza filtri. Eh sì, perché è un po' uno stato di trance quello che pervade il disegnatore quando si mette all'opera. Esiste soltanto lui, le sue idee e la sua creatura.
Sono abbastanza fiera di questo lavoro, lo trovo uno dei più completi degli ultimi tempi e mi soddisfa sia dal punto di vista del tratto che dell'utilizzo dei colori. Ma ho ancora molta strada da fare, di questo ne sono certa! Intanto, spero, come sempre, che lo apprezziate.

Alexis, Essere e Tempo,
matite e penne su carta, 2010.

Delucidazioni e divagazione speculativa:
Il titolo, per la prima volta, calza a pennello con quanto avevo intenzione di rappresentare, anche se ovviamente è venuto dopo aver terminato il disegno. Qui tratto di Essere e tratto anche di Tempo, l'Essere in quanto divenire umano e storico[i riferimenti provate a coglierli da voi! :)] ed il Tempo in quanto culla entro il quale questo divenire si manifesta di volta in volta. È come se noi stessi fossimo fatti di Tempo. Il nostro divenire, il nostro esistere attimo dopo attimo è puro Tempo che si materializza, che prende forma. Siamo noi ed il mondo fisico la rappresentazione storica ed effettiva del Tempo. Se non esistesse la Vita con la sua evoluzione, probabilmente nemmeno il Tempo avrebbe modo di manisfestarsi e nemmeno l'Essere in fondo, ne verrebbe bloccata la potenzialità dinamica a favore di una staticità immota, una sorta di principio primo che non varrebbe a nulla poiché nessuno potrebbe coglierlo. Questo movimento, questo divenire continuo, questo farsi Tempo ci rende un tutt'uno con Esso e con il Cosmo.

Alexis
30.07.2010