sabato 4 giugno 2011

Maestro, Margherita, Woland e dintorni.

II Maestro e Margherita è uno di quei testi che strega, abbaglia tanto sono forti e luminose le immagini di cui è composto.
È un viaggio nella società, nella polemica alla stessa, così almeno scrivono e così è sicuramente, ma è anche altro: è magia, è sogno, è meraviglia.
È un incanto che si fa libro, un volo notturno in sella ad una scopa da strega che nessuno può avvistare, è un tendone da circo a triangoli gialli e rossi, è un gatto parlante, un illusionista ed un sicario. È una visione sconvolgente di Pilato, un respiro dato a quel Satana dipinto come il Male che in realtà pare solo essere un'osservatore della realtà nei suoi più subdoli e aspri meccanismi, è ironia, profonda e tagliente ironia, ma è anche amore, di quello puro, senza filtri nè pudori.
È un testo che si apre, o meglio, che travolge come un'onda composta di spuma di nuvole.
Un testo che va letto per sognare, ma anche per sapere...
... e comunque per pensare.
Alexis[A.H.V.]
04.05.2011

Mi sento di aggiungere qualche altra parola a questo pensiero espresso estemporaneamente circa un mese fa.
Leggendolo, ripensavo, effettivamente, alla figura di Satana ritratta non soltanto nel romanzo in questione, ma più in generale al ritratto e al ruolo che a questa figura sono stati dati dalla società che l'ha concepita.
Satana è un archetipo, è l'archetipo di tutto ciò che viene considerato, o meglio è stato considerato e definito come 'impuro'; non è una figura reale, né tantomeno un demone che si palesa per tentare e condurre gli individui verso il Male: è semplicemente una parte dell'umano, quella più socialmente scomoda.
Il male, almeno secondo il mio parere, è un prodotto totalmente umano, così come il bene. 
In realtà essi esistono solo perché definiti e concepiti dal comune pensiero umano e sono stati decodificati in base a norme che hanno, via via, caratterizzato il sistema sociale in cui ci muoviamo. Senza norme che sanciscano cosa è bene e cosa no, regnerebbe, probabilmente, una sorta di caos perpetuo, se è possibile immaginarne uno ancora peggiore di quello vigente attualmente.
Sono del parere, comunque, che stabilire regole comportamentali sia essenziale per mantenere una sorta di ordine fra le parti; già nel sistema animale esistono dei ruoli assegnati ai vari componenti della comunità, quindi il nostro sistema sociale è una sorta di reminescenza di quello esistente in natura; il problema, però, sta laddove si entri nell'ambito del privato costringendo gli individui a delle limitazioni sollecitate, peraltro, dalla creazione di timori inconsistenti ed inesistenti. Questo diviene uno strumento di controllo e non più di ordine, quindi assume un carattere subdolo che, personalmente, non sostengo. Ed è questo che, secondo me, costituisce "il vero male sociale".
Perché, quindi, credo che il Satana proposto da Il maestro e Margherita sia una figura importantissima ed assolutamente innovativa dal punto di vista dell'immaginario? Semplicemente perché questo Satana è una lente, il filtro per l'osservazione e la comprensione del reale per come si presenta nella sua oggettività; non è una figura negativa, è un indagatore sociale, l'indagatore per eccellenza, quello a cui è stato affibbiato il marcio e che di marcio non ha esattamente nulla.
Anzi, è una figura smascheratrice delle ipocrisie sociali, dei sistemi fittizi, dei rapporti inconsistenti che gli esseri umani spesso stabiliscono al fine di giungere ad una qualche forma di profitto e, nella vicenda specifica, proprio quest'essere considerato abbietto, si fa sostenitore della purezza di un sentimento.
È una grandissima rivoluzione per quel che concerne l'idea che 'ci hanno fatto fare' del male, perché è una conferma di come esso, come forza propulsiva, risieda nelle trame psichiche di ogni individuo che si estendono a valore sociale, non è un qualcosa di esterno, un qualcosa che spinge e costringe all'atto impuro, è una pulsione interiore nata da una privazione, da un reticolo di limitazioni, di soggezioni, di idee che si contraddicono continuamente.

È un discorso un po' complesso che non credo nemmeno di avere espresso nel modo più chiaro (anzi, credo sia piuttosto incompleto come post :P), anche perché, sinceramente, è una di quelle questioni sulle quali rimugino di continuo senza un reale risultato probabilmente!

©Immagini dal web

P.S.: le immagini che ho proposto ritraggono Behemoth, quindi possono risultare fuorvianti ai fini del post, ma adorando questo personaggio non ho potuto fare a meno di inserirle! ù_ù

3 commenti:

Eva Q ha detto...

Sembra un testo interessante e anche la tua riflessione sul "male" e le varie sfumature mi ha fatto riflettere.
A presto

Denise Cecilia ha detto...

Condivido l'apprezzamento per il romanzo, che come scrivi riesce ad essere simbolico ed onirico ma senza cadere negli eccessi nè della rigida struttura interpretativa nè della vaghezza.

Inutile (o forse non tanto) dire che non posso invece trovarmi in accordo con la lettura della figura di Satana - ovviamente dal punto di vista spirituale, perché nel romanzo ha un ruolo ed un'immagine positivamente sovversiva non per caso.
Credo che tu tu sia espressa bene, o comunque credo di aver colto il tuo punto di vista, che definirei con un termine purtroppo inflazionato "materialista": una visione non arida, beninteso, ma che esclude la possibilità del male spirituale (sia esso agito da una figura demoniaca oppure sinonimo di lontananza dalla pienezza e dalla verità, o entrambi!) a favore di una sorta di sbilanciamento, di scompenso delle realtà biologiche, psicologiche e via dicendo.
Spero di essermi spiegata, poi mi dirai tu quanto mi sono avvicinata o quanto ho frainteso.

Nice (rest of the) Sunday :)

Alexis ha detto...

@Scescì: Sì, effettivamente hai colto la direzione del mio pensiero! :)
Personalmente non so se parlare di 'esclusione' del male spirituale, ma tendo, come scritto appunto, a credere più ad una condizione generata ed insita nell'essere umano che viene resa forza esterna all'uomo più per capirla e distanziarsene, che comprenderla realmente.
Senza contare che sarebbe molto più semplice da gestire se si cominciasse a pensarla come 'un qualcosa di familiare'.

Il fatto è che, ultimamente, ciò che mi si propone mi porta ad avvalorare questa tesi, anche nel campo esoterico... sono gli uomini stessi a rilasciare le tracce di energia negativa che condizionano gli ambienti tanto da turbare chi vi si stabilisce. Come se fosse una forza psichica capace di lasciare una traccia permanente.
Certo, non è affatto semplice giungere a conclusioni verosimili, né è ciò che voglio fare, però sto cercando di capire partendo da una realtà non troppo distante dalla mia!
:D

@Eva: mi fa piacere essere riuscita a fornirti uno spunto! ^_^ A presto!