domenica 9 gennaio 2011

In connessione con l'ambiente

L'ambiente e l'atmosfera che negli anni ho tentato di ricreare nella mia stanza, finalmente, non mi sono più ostili.
Qualche anno fa mi era impossibile meditare sdraiata sul pavimento o semplicemente seduta, sentivo l'aria gravarmi sul petto e gli spettri di mille turbamenti soffocare il libero viaggio della mente.
Oggi, invece, è accaduta una cosa diversa, seppur di breve durata.
Il corpo mi ha guidata verso alcune asana volte al raccoglimento ed alla conclusione di una di esse il passaggio alla meditazione è stato automatico.
Per alcuni brevissimi istanti ho sentito come se il mio corpo appartenesse già ad una dimensione differente, essenza di luce e involucro di qualcosa di trasparente, ma perfettamente percepibile, come acqua addensata in una consistenza e volume ben precisi.
La mia testa ha prodotto immagini che spingevano il corpo a compiere delle azioni che però ho veicolato mentalmente, senza alcuna movenza degli arti e ho sentito parole che poi ho dovuto pronunciare,  poiché, irrefrenabili, forzavano le pareti della bocca e delle labbra, schiudendole.
Per la prima volta ho compiuto un viaggio fra la coscienza e l'incoscienza, un viaggio completo nella brevità della sua durata.
Chissà se sia stato soltanto un misto di suggestione e desiderio, ma ne dubito.
Qualcosa di profondamente positivo mi ha avvolta e mi sono sentita al sicuro, qui, in questa stanza che mi aveva inibita dal praticare la meditazione a terra.

E, a pensarci bene, è la seconda volta che questa stanza mi appare come un luogo sicuro. E la prima è accaduta circa una settimana fa in condizioni più "profane", ma non per questo meno cariche di senso.
Creare un dialogo con l'ambiente che ci circonda e ci ospita è essenziale e fondamentale per assicurarsi una pacifica permanenza, e c'è chi, di questo, ha fatto un vero e proprio studio/pratica spiritual-filosofica, il Feng Shui.
Quando mi deciderò a riprendere e finire il libro sull'argomento appena citato, però, potrò parlarne con maggiore cognizione di causa, per il momento mi limito ad osservare il riscontro pratico di speculazioni mentali mie e non.

4 commenti:

Denise Cecilia ha detto...
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Denise Cecilia ha detto...

Posso chiederti se l'ostilità che sentivi nell'ambiente, prima, era dovuta a qualche elemento riconscibile in particolare?
Non ho mai approfondito il Feng-Shui, anche se penso che lo troverei molto interessante, ma come te in qualche maniera mi son fatta guidare da una sensazione di benessere ben precisa nel costruire la fisionomia della stanza. Mi interessa sapere cosa ricaverai da quel libro :) (Anzi, mi daresti titolo e autore?).

Io ho fatto delle modifiche sostanziali durante quest'ultimo autunno, e non ti so dire quanto sono felice di aver insistito - il cambiamento è stato drammatico, nel senso che ho dovuto metter su una vera e propria lotta con mia mamma per attuarlo: non ha colpe per non capire certe necessità, ma sicuramente rende le cose più difficili.
Innanzitutto ho sgombrato lo spazio da un sacco di oggetti inutili, letto compreso (finalmente!) e di fatto ho trasformato la stanza in uno studio piazzando un tavolone da lavoro al centro.
Ho levato un paio di ante agli armadi e trasformato gli scaffali in un'ulteriore libreria, ed un intero armadio ad angolo in un mini-studio a sua volta: tolto lo scaffale che lo divideva a metà orizzontalmente con tutti i chiodi e chiodini vari, ho appeso una lavagna magnetica e fissato una lampada da parete lasciando il resto delle pareti libero per appunti, schemi e mappe varie da appiccicare.
Ho tolto anche la porta, che mi dava il tormento e messo al suo posto una tenda in seta bicolor come le pareti appena ritinteggiate (viola e arancio).
Insomma, sono soddisfatta :)

Alexis ha detto...

Allora, in realtà l'ostilità che percepivo era dovuta essenzialmente a degli "umori", energie negative che si erano accumulate nell'almbiente che non riuscivo a smaltire in nessun modo e che gravavano puntualmente quando mi stendevo per terra anche per motivi "profani" come l'ascoltare musica o sentire refrigerio!
Ma, in un primo momento, anche da un senso di forte insofferenza nei confronti delle pareti tutte colorate alla stessa maniera e piene di quadri e quadretti.
La prima grande rivoluzione è stata proprio la decisione di riverniciare una parete con un colore differente [ma sempre in tono con la stanza] e con un effetto decorativo particolare, questa ha portato a livello visivo un effetto di relax maggiore e di distensione e si è anche deciso di non appendere nulla che appesantisca la parete stessa.
Poi hanno preso il via i vari cambiamenti dell'assetto del letto, che ho girato in qualsiasi modo fino al finale scambio con la scrivania, che adesso non presenta mensole nella parte superiore e questo mi da un senso di libertà e apertura, mentre il letto è integrato in una sorta di alcova, piccolo angolo in cui sono "protetta" da ogni lato da qualcosa [comodino, libreria, parete e mensole]. Fra l'altro, la visione frontale del letto è proprio la scrivania con la parete dipinta in un dato modo!

Poi, se consideriamo il lato più emotivo, sicuramente questa stanza, negli anni precedenti, ha accumulato turbamenti di vario tipo legati alla mia passata situazione sentimentale, quindi se si crede al fatto che certi luoghi vengano permeati da tracce degli umori di chi le abita, non è difficile pensare che qui vi era un bel concentrato di negatività riflessa!

Il libro è: Manuale di Feng Shui di Stephen Skinner, Astrolabio.

In realtà, il testo fa un bell'exursus delle radici storiche del feng shui e delle varie scuole e teorie che contempla!

Denise Cecilia ha detto...

Anch'io sentivo il peso di un accumulo di tensioni, di pesantezze e di modelli di vita vecchi che la stanza così com'era mi portava a richiamare.
Più di ogni altra cosa mi premeva - come mi pare sia il Feng-Shui stesso a suggerire - di dividere la zona in cui lavoro da quella in cui dormo; perché alla lunga anche il sonno era disturbato e non facevo che pensare alle classiche cose da fare, piuttosto che a problemi non risolti. Da qualche mese dormo nel letto che è stato di mio fratello: oltre ad essere in pace, è bello poterlo occupare e non lasciarlo vuoto. Un altro modo di portarmelo dentro, anche se ormai il suo odore è del tutto sparito.
Il senso di apertura per fortuna non mi è mai mancato, avendo la finestra che dà sul campo e che ho lasciato volutamente senza tenda. Adeso però, invece di darle le spalle mentre lavoro, posso guardare fuori.